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Perché è necessario adeguare il modello di organizzazione e gestione (MOG)

I recenti aggiornamenti del Decreto Legislativo 231 vedono l’introduzione dei reati tributari nel già corposo elenco dei reati da esso disciplinati. La conseguenza di questa novità normativa è che, in riferimento a un singolo illecito, le società possano essere sanzionate sia per non aver adempiuto agli obblighi previsti dal diritto tributario, che per non aver tentato di organizzarsi al fine di evitare che il reato venga commesso dalle persone fisiche che operano per conto della società.

Il decreto Legislativo 231 in breve

A partire dal 2001, il D.lgs. 231/2001 ha introdotto un regime di responsabilità diretta per le società. Questa modifica rende possibile comminare sanzioni sia a lle persone fisiche che a quelle giuridiche, che abbiano compiuto un reato. Più precisamente, il decreto legislativo 231 disciplina che per alcuni tipi di reati, chiaramente elencati dal legislatore, se commessi nell’interesse o a vantaggio della società da parte di soggetti apicali e/o sottoposti, si debba ritenere responsabile non solo la persona che ha compiuto il reato ma anche la società stessa.

Il D.lgs. 231/2001 prevede, però, che le sanzioni a carico delle società possano essere attenuate attraverso l’adozione di un “modello di organizzazione e gestione” (MOG), più comunemente chiamato “modello 231”.

In sintesi, tale modello permette di individuare specifici illeciti configurabili come reato in base al tipo di attività svolta dalla società e la conseguente elaborazione di procedure atte a minimizzare e prevenire il rischio che tali reati siano commessi dai soggetti che operano per conto della società. Quindi, il fine ultimo è di esonerare, totalmente o in parte, da ogni tipo di responsabilità diretta tutte quelle società che decidano di adottare in maniera adeguata il MOG e, di conseguenza, evitare loro il pagamento di sanzioni pecuniarie, che in alcuni casi possono rivelarsi molto elevate.

Come cambia il Decreto legislativo 231 nel 2020: i reati tributari

L’art.39, comma 2, D.L. 124/2019 (decreto fiscale 2020) e l’art. 5, D.lgs. 75/2020 hanno ulteriormente implementato la già sostanziosa lista di reati rilevanti ai fini del D.lgs. 231, aggiungendo a essa anche i reati tributari (art. 25-quinquiesdecies D.lgs. 231/2001). Nello specifico, tale ampliamento del decreto riguarda i seguenti illeciti tributari:

  • dichiarazione fraudolenta con utilizzo di fatture false,
  • dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici,
  • dichiarazione infedele, omessa presentazione della dichiarazione,
  • emissione di fatture false,
  • occultamento e distruzione delle scritture contabili e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

L’introduzione dei reati tributari nella disciplina 231 può rappresentare un problema per alcune società, in quanto il processo di prima redazione o di adeguamento del MOG può rivelarsi complesso e non immediato a causa della natura propria dei reati in questione.

Tale complessità nasce dal fatto che il rischio di commettere reati tributari è elevato a causa dell’alto grado di difficoltà che può esservi nel comprendere e adempiere la disciplina fiscale, portando così il contribuente alla commissione di errori e alla trasgressione di norme soprattutto in maniera non intenzionale . Per questo motivo, trattandosi di illeciti altamente propagabili nel contesto dell’attività svolta dall’impresa, l’elaborazione di procedure adeguate che permettano di arginare questo tipo di rischio potrebbe richiedere un notevole impegno.

Più concretamente, la vera sfida per le società è, in primo luogo, cercare di adottare e applicare tutte le procedure finalizzate a prevenire la commissione dei sopracitati reati tributari, cosa che risulta particolarmente complicata a causa dell’involontaria propensione a commettere illeciti di questo tipo. In secondo luogo, la società deve fare uno sforzo costante per controllare il corretto funzionamento del MOG, assicurandosi che le procedure adottate restino valide nel tempo.

Come adeguare il modello di gestione e organizzazione 

L’importanza di avere un modello 231 ben strutturato e adeguato a prevenire ogni sorta di reato era conosciuta anche prima della recente introduzione degli illeciti tributari. Tuttavia, il loro inserimento nella disciplina 231, proprio a causa della loro natura, ha generato un’ancora più impellente necessità da parte delle società di redigere, implementare o aggiornare il MOG.

Infatti, come già scritto in precedenza, il rischio che vengano compiuti illeciti tributari, come ad esempio l’emissione di fatture false, è elevato e lo diventa ancora di più quando si sostengono attività commerciali con soggetti esteri.

In termini generali, l’aggiornamento del modello 231 può essere riassunto in quattro fasi:

  1. individuare in via preventiva gli ambiti dell’impresa caratterizzati da un elevato rischio fiscale;
  2. valutare l’adeguatezza dei processi e dell’organizzazione dell’impresa concentrandosi sull’analisi del sistema amministrativo-contabile, del sistema gestionale, dei processi aziendali e delle transazioni che possono dare luogo a conseguenze di natura tributaria;
  3. individuare la presenza di eventuali limiti e inadeguatezze;
  4. intervenire sulle inadeguatezze elaborando una strategia fiscale chiara e ben definita che individui un certo numero di soggetti con compiti e responsabilità correttamente isolati, metodi efficaci di minimizzazione del rischio fiscale e un controllo costante.

Si raccomanda un continuo scambio di informazioni con gli organi di gestione e vigilanza durante tutta la durata dell’intero processo di aggiornamento. Inoltre, è altamente consigliato che l’attività di individuazione e comprensione dei punti deboli del sistema organizzativo venga svolta con il supporto di esperti esterni specializzati nella redazione di modelli 231 e nella valutazione di adeguatezza dei processi interni di un’impresa.

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